LA STORIA
Ci sono anni nei quali si ritrovano persone e nascono iniziative che in altri periodi storici difficilmente si ripetono: questo accade a cavallo degli anni ottanta nella zona Regio Parco – Barca – Bertolla, ex quartiere 20 di Torino. Si formano una miriade di gruppi sportivi e culturali, che riversano le loro iniziative nel quartiere, coinvolgendo parrocchie, scuola, enti locali, ecc., e tra tante iniziative vi fu anche la mia nascita, nell’estate del 1980. Ma, andiamo con ordine.
La zona geografica di riferimento è Bertolla, il cui territorio è situato tra la città di San Mauro, la zona Barca che si estende sino alla confluenza tra il fiume Po ed il torrente Stura. Una volta paese di lavandai, agli inizi degli anni ’80 un misto di immigrati e lavandai. I luoghi fisici attorno ai quali gira tutta la storia sono la scuola elementare Pietro Micca (con il suo orto), la Parrocchia di San Grato ed il Centro Incontro di Bertolla.
Parliamo allora dell’orto della Pietro Micca. Dietro alla scuola è sempre esistito un appezzamento di terreno di proprietà del Comune di Torino utilizzato dai ragazzi delle elementari per fare giardinaggio con le proprie insegnanti. A metà degli anni settanta il progetto viene abbandonato ed il terreno lasciato al “libero utilizzo” della popolazione. Gli adolescenti di allora cominciano ad utilizzarlo come campo di calcio (probabilmente i legni per la costruzione delle porte arrivano da qualche azione poco legale) e date le dimensioni lo chiamano “Campetto”.
In breve tempo si crea una organizzazione spontanea ed autogestita, composta da numerose squadre di calcio i cui nomi erano Atomica, Rangers, Torre di babele, Godzillini, ecc.. Vengono organizzati tornei e si tengono regolari classifiche, il tutto gestito da adolescenti. A quell’epoca non ero ancora nata, ma mi sa che le mie origini sono da ricercare proprio in quelle iniziative e in quelle persone, che diventeranno in seguito lo “zoccolo duro” della mia organizzazione, che prevede da sempre lo sport di base per tutti.
Nello stesso periodo la Parrocchia di San Grato è affidata a due sacerdoti che tutti ricordano con grande affetto: Don Renato e Don Marcello. Sono gli anni immediatamente successivi alla contestazione giovanile, il cardinale di Torino è Michele Pellegrino, anche i giovani di Bertolla sono coinvolti dalla carica emotiva del periodo, che faceva “Camminare Insieme” fede e impegno sociale.
Nell’asilo di Bertolla esiste già una società di pallavolo femminile, si chiama “Tornado” ed è gestita dalle suore, per i maschietti non c’è nulla. Contemporaneamente, dal vicino oratorio Rebaudengo, arriva un giovane salesiano che dà un notevole impulso alle attività giovanili, in particolare alla pratica della pallavolo. Nasce così il primo campo di pallavolo in parrocchia, al coperto, sotto la tettoia ove adesso si costruiscono i carri per il carnevale. Vi lascio immaginare il primo pallone… Sei mesi dopo, un gruppo di ragazzi si ritrova a montare penne biro per comprarsi la maglia da gioco.
Nasce una squadra di pallavolo che si iscrive al torneo PGS (Salesiani).
E’ il 1976.
I locali del Centro d’Incontro di Bertolla sono utilizzati come oratorio, infermeria o deposito. Finalmente diventano “Centro Sociale per gli Anziani”, questa la dicitura esatta. Per gli adolescenti di allora quei locali rappresentano l’immagine della Circoscrizione, del Pubblico, della presenza delle Istituzioni in Bertolla: luogo ove manifestare l’impegno verso il territorio.
Non tutti i miei fondatori frequentano quei luoghi, ma sicuramente in almeno uno di essi si trovano a proprio agio, questo permette di costruirmi come un mix di “Sport, Fede e Impegno verso il territorio”, in cui ognuno può identificarsi lavorando sugli obiettivi da raggiungere.
La “natura” dei tre luoghi fisici mi ha accompagnato per tutti questi anni, creando un equilibrio fondamentale, che ha permesso di accogliere come dirigenti e tecnici, persone che condividono anche solo una delle tre anime che mi compongono.
E’ una serata tra maggio e giugno del 1980, quattro ragazzi, Michele, Giorgio, Renato e Pietro siedono sui gradini del campo da tennis della Polisportiva di Bertolla, parlano come al solito di cosa fare, di come organizzare il tempo libero e della delusione rispetto alle iniziative nate e morte nella loro zona.
E scatta la frase: “proviamo a fare qualcosa noi?”
La svolta sta nel non cercare di organizzare la solita squadra, ma di allargare ad altri la propria esigenza, cercando di non precludere ad alcuna idea o indirizzo. La prima iniziativa diventa quindi spargere la voce e organizzare delle riunioni con il tema: “facciamo qualcosa in Bertolla?”
Si, ma dove trovarsi? Il primo luogo è la panchina di Via Matteo Bandello. La parrocchia è sicuramente luogo più accogliente, ma tra i quattro “scalinari” almeno due sono poco affini all’incenso.
Arriva l’idea: il Centro Sociale! Ma non si sa come entrare.
I più arditi ne parlano con il parroco e Don Renato vede di buon occhio un’iniziativa che non nasce in parrocchia, indica il nome del responsabile del Centro, quella lungimiranza rende possibile la mia nascita.
Qualcuno va dal referente del centro, supplicando l’utilizzo dei locali per un incontro o due al massimo… viene data la chiave, con preghiera di restituirla al più presto. Gli incontri sono almeno una quindicina tra giugno e luglio, e la chiave resta in tasca.
A settembre il Centro diviene sede “provvisoria” Allotreb per i successivi 25 anni.
Mesi indimenticabili quel giugno – luglio ottanta, mi stavo formando un po’ alla volta, i miei fondatori si leggono tutti gli statuti degli enti di promozione sportiva (e sono tanti) e delle federazioni. Il numero di frequentatori aumenta ad ogni riunione, si sta delineando la struttura di una organizzazione fortemente orientata al territorio, che sceglie lo sport quale mezzo per aggregare e trasmettere un progetto educativo.
Dopo alcuni scontri e defezioni individuano il partner per il futuro, scelgono il “Centro Sportivo Italiano”. Viene stilato lo statuto e si svolgono le prime elezioni. Sono nata!
Già ma non ho ancora un nome… un bel problema! Non posso nascere con un nome banale, dopo tutte quelle riunioni! Viene proposto, da una splendida fanciulla, di seguire quanto già praticato da una società di Rivalta (l’Atlavir), è l’idea giusta, mi chiamerò ALLOTREB, “lo specchio di Bertolla”.
Adesso vi racconto per sommi capi cosa ho fatto. Ogni tanto cambio la dirigenza, è una scelta ed alcune volte una necessità.
In questi trenta anni ho accolto più di tremila atleti che hanno giocato a calcio, pallavolo e basket, praticato ginnastica, arti marziali, arti contemplative come lo yoga, il reiky e lo shiatsu, si sono cimentati con i pattini a rotelle, hanno giocato a tennis (nell’impianto che abbiamo gestito per una decina di anni). Molti miei soci si sono fatti ammaliare dal ballo, il rock & roll, la breakdance, la salsa e le merengue. Ho partecipato alle sfilate di carnevale. Mi sono impegnata nel campo sociale collaborando con la VI Circoscrizione. Dal 1990 il Campetto, dopo il mio “restailing”, è un impianto sportivo comunale gestito da me. Dal 1992 il Centro Sociale per Anziani è diventato Centro d’Incontro Bertolla ed è gestito dal Comitato di Gestione (formato da sette associazioni bertollesi) presieduto da un mio tesserato. Ho contribuito per anni a rendere gradevole la festa patronale di San Grato. Oggi spengo trenta candeline con lo stesso entusiasmo di quella lontana estate del 1980.